Questo si chiama guarire! Il concetto di 'salute' in Omeopatia
Categorie: Metodologia Omeopatica
Autori: Francesca Rosetti

§ 1 "UNICO E ALTISSIMO COMPITO DEL MEDICO È RISTABILIRE LA SALUTE DEI MALATI, CHE È CIÒ CHE SI CHIAMA GUARIRE."
§ 2 "L'IDEALE PIÙ ALTO DI UNA GUARIGIONE È RISTABILIRE LA SALUTE IN MANIERA RAPIDA, DOLCE, DURATURA; OVVERO TOGLIERE TUTTA LA MALATTIA PER LA VIA PIÙ BREVE, PIÙ SICURA E DI MINOR PREGIUDIZIO, BASANDOSI SU PRINCIPI DI FACILE COMPRENSIONE."
I primi due paragrafi dell'Organon, VI edizione, scritto da Samuel Hahnemann vogliono chiarire qual è il primo o più probabilmente il vero ideale compito di un medico. Guarire, ovvero ristabilire la salute in modo rapido, dolce e duraturo.
Ma cosa significa realmente curare? Cosa si intende quando si dice ristabilire la salute? Cos'è in fin dei conti la salute? Nel tempo molti hanno tentato di dare una spiegazione al termine salute, ma probabilmente la più calzante definizione di salute va ricercata nel giusto equilibrio che viene a crearsi tra la mente e il corpo, ovvero tra l'"io" interiore (volontà) e l'"io" esteriore (l'intendimento). Quando questo equilibrio viene rispettato la malattia non si manifesta e si gode di un ottimo stato di salute.
Il medico, pertanto, guarisce riportando un equilibrio, un ordine, all'interno di un sistema in disequilibrio. H.G.Pérez definisce la salute come "un equilibrio instabile che permane, ma in modo facilmente alterabile, un equilibrio che può rompersi con facilità, ma ad ogni modo un equilibrio". Secondo Hahnemann ogni essere umano racchiude una individualità che gli permette di essere unico. Lo stato di salute di ogni individuo sarà dunque indubbiamente il suo peculiare benessere e questo non potrà mai essere uguale a quello di un altro individuo. Semmai simile, ma giammai uguale. Ecco dunque perchè Hahnemann insiste nel primo paragrafo sull'unico e altissimo compito che spetta al medico. Liberare il malato dalla sua (peculiare) sofferenza che lo porta a perdere il suo benessere e a restituirgli la salute, intesa come recupero di un equilibrio perduto. Il benessere comprende due importanti sfere: quella mentale e quella fisica che non potranno mai essere slegate l'una dall'altra. Il benessere mentale dipenderà inevitabilmente da quello fisico e viceversa in un perfetto armonico equilibrio che permetterà di godere di un vero e proprio stato di salute.
L'aspetto miasmatico del paziente aiuterà l'Omeopata a comprendere come restituire la salute mentre l'impiego di mezzi (i rimedi omeopatici) dall'azione delicata ma duratura consentiranno di ripristinare rapidamente l'equilibrio perduto. Questo si chiama guarire.
Spesso si afferma che l'Omeopatia è una pratica medica efficace ma lenta e quindi si valutano altre metodiche terapeutiche perchè il problema che affligge il paziente va risolto velocemente. Eppure, non così raramente, si assiste con grande stupore, specialmente nella terapia di una malattia acuta, ad una risoluzione estremamente rapida dei sintomi. Questo rende vana e falsa la precedente affermazione sulla lentezza della metodica terapeutica omeopatica? Non proprio. L'equilibrio rotto dalla malattia può avere un'origine temporale piuttosto recente e riportarlo allo stato originale con l'impiego del rimedio corretto può essere estremamente semplice. Il paziente percepirà immediatamente il cambiamento verso lo stato di salute, ovvero si sentirà meglio, e confermerà la sua soddisfazione.
Quando però il disequilibrio ha un'origine temporale molto meno recente, il ripristino attraverso l'impiego dei rimedi omeopatici più adatti potrebbe non essere avvertito con la stessa intensità e potrebbe anche non riportare all'equilibrio perduto. Questo è facilmente comprensibile considerando che potrebbero essere sopraggiunti nel tempo "danni", deterioramenti, non più ripristinabili. E' logico quindi pensare che la risoluzione non possa avvenire con la stessa celerità riscontrata per una malattia acuta, ma dovrà partire dall'origine per recuperare l'equilibrio. Se ci fossero danni non reversibili, è opportuno ricordare di non considerali degli ostacoli, piuttosto uno stimolo a ricreare un nuovo equilibrio che ritorni ad armonizzare il benessere mentale e quello fisico del paziente. Questo si chiama guarire.
La medicina tradizionale allopatica - che non è un mostro oscuro contro cui si vuole muovere battaglia!- descrive e spiega razionalmente la causa eziologica di tutte le malattie e fornisce per ognuna di esse una cura "standard". Tuttavia si contraddice in questo suo modus operandi per la serie di principi medicamentosi che vengono quotidianamente introdotti nel protocollo terapeutico e impiegati all'interno di un capitolo patologico senza però avere una chiara idea sul perchè usare un principio attivo piuttosto che un altro. Facciamo un esempio pratico. Analizziamo il capitolo patologico dolore di natura infiammatoria. I principi attivi a disposizione sono vari e appartengono tutti al grande gruppo dei FANS. Il primo antinfiammatorio non steroideo è certamente l'acido acetilsalicilico, ma all'interno di questo gruppo troviamo il diclofenac, l'indometacina, il ketorolac (derivati arilacetici), l'ibuprofene, il naprossene, il ketoprofene, il flurbiprofenem (derivati arilpropionici), il piroxicam, il meloxicam, il tenoxicam (gli oxicam), la nimesulide (derivati arilsulfonammidici), il celecoxib, l'etoricoxib (i COX-2 selettivi) e molti altri. Ora la domanda nasce spontanea. Qual è l'indicazione precisa per l'impiego di ognuno di questi diversi FANS? Ovvero, perchè la scelta terapeutica cade su un diclofenac piuttosto che su un ibuprofene o su un naprossene?
Orbene, una prima scrematura potrebbe essere legata agli effetti collaterali presentati... ma non sempre questa è la risposta che viene fornita interrogando un medico di medicina generale.
Anche nella medicina omeopatica le malattie hanno le stesse definizioni accettate per la medicina allopatica. Tuttavia nella medicina omeopatica il compito del medico è quello di riconoscere l'individualità morbosa del paziente in questione e da lì partire per giungere alla sua guarigione. La percezione di un sintomo in un paziente è diverso e peculiare rispetto ad un altro e l'esperienza che nasce dalla sintomatologia accusata la rende unica e nello stesso tempo peculiare solo a se stessa. Ecco perchè il medico omeopata investe tempo nell'anamnesi e nella ricerca dei sintomi che un paziente presenta, non solo quelli a lui già noti ma anche quelli che apparentemente non hanno relazione con quelli attuali. La tendenza miasmatica del paziente, valutata in questi termini, consentirà al medico omeopata di considerare il quadro sintomatologico attuale in relazione al quadro sintomatologico in toto, e permetterà la scelta del rimedio più idoneo a riportare in equilibrio lo stato di salute del paziente. Questo si chiama guarire.
Bibliografia
C.F.Samuel Hahnemann - Organon dell'arte di guarire - Edizione Salus Infirmorum Adattamenti e note a cura del Dr. Giuseppe Fagone
Processo. S. Ortega - Introduzione alla medicina omeopatica - Ipsa Editore Edizione italiana a cura di Renzo Galassi
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